Suno Studio 1.2

Quando generare una canzone costa (quasi) zero


Cinque miliardi e quattrocento milioni di dollari di valutazione, una canzone nata da un prompt che finisce in oltre 46.000 video, l'intelligenza artificiale che entra dentro la DAW: tre segnali della stessa settimana, e raccontano la stessa storia.

Quando generare una canzone costa (quasi) zero

Cinque miliardi e quattrocento milioni di dollari: è la valutazione che ha appena raggiunto Suno — l'app che da una riga di testo tira fuori una canzone intera — dopo un round da 400 milioni di dollari guidato da Bond Capital. Appena sei mesi prima ne aveva raccolti 250, e questo ci dice una cosa sola: il capitale non considera più la musica generata un esperimento di nicchia, ma un mercato di massa.


Che non lo sia lo conferma un caso che forse hai incrociato senza nemmeno saperlo: 'The Puerto Rico Song', testo scritto a mano da Bill Stiteler dopo un viaggio e musica generata con Suno, è finita in oltre 46.000 video su TikTok, con artisti veri — da Charlie Puth a Luke Combs — a metterci la faccia. Una canzone nata da un prompt che, nel giro di poche settimane, ha mosso le celebrità.

E mentre tutto questo accade 'fuori', l'intelligenza artificiale entra anche 'dentro' gli strumenti che usiamo ogni giorno: Fender Studio Pro 8.1, arrivato il 9 giugno, integra Moises per separare gli stem da una traccia già finita, convertire una voce in un'altra e generare parti, affiancando un assistente che risponde alle domande senza farti uscire dalla sessione (la versione Pro resta a pagamento; l'aggiornamento è gratuito per chi già la possiede).

Operazioni che fino a ieri chiedevano software dedicati, tempo o un tecnico, oggi sono a portata di clic dentro la DAW.

Ma non fraintendiamoci, la separazione degli stems (SpectraLayers è AI-powered), in Cubase, è integrata già da un po' (e in WaveLab da ancor di più): quello che salta davvero agli occhi è la spinta economica che l'AI, dati i risultati che è in grado di produrre anche nella musica, sta ricevendo.

C'è anche una piccola nota ironica che, da queste parti, non ci sfugge: Fender Studio Pro non nasce dal nulla.

È il nuovo nome di Studio One — la DAW di PreSonus, che Fender ha acquisito nel 2021 — e Studio One, a sua volta, l'hanno creata Wolfgang Kundrus e Matthias Juwan, due ex ingegneri Steinberg: il primo tra gli sviluppatori delle prime versioni di Cubase e ideatore dei concetti del primo Nuendo, il secondo autore della specifica dello standard VST3.

Insomma, dentro 'Fender Studio Pro' batte un po' di quel cuore Steinberg che conosciamo bene. Un cuore che non può ignorare il trend AI - un trend che speriamo di tenere in equilibrio tra decidere e generare.

Fender Studio Pro 8.1: a sinistra il plug-in Vocal Tune, a destra il pannello Moises per la separazione degli stem e lo Studio Assistant. — Immagine stampa Fender (via Sound On Sound).

Generare non è decidere

E su questo vale la pena fermarsi a ragionare. Abbassare la barriera del 'fare' — generare un brano, estrarre un acapella, intonare una voce — non equivale ad abbassare quella del 'decidere': un prompt ti consegna un risultato, non il criterio per capire se quel risultato funziona, perché funziona e cosa cambiare quando non funziona.

È la stessa differenza che, in studio, separa chi 'ottiene un suono' da chi sa perché quel suono è quello giusto per quel pezzo.

Personalmente non leggo questa ondata come una minaccia, ma come uno spostamento: quando generare costa zero, il valore migra verso il giudizio, l'ascolto, l'intenzione — le cose che una macchina, per ora, esegue ma non sceglie. Che sono, non a caso, le più difficili da insegnare e le più importanti da imparare.


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